“Suoni e danze sulla Terra dei Carraresi”
Giovedì 10/9/2009 ore 21.00 Presso la Casa dei Carraresi (ex scuole elementari) Due Carrare (Pd) conferenza-dibattito condotto dalla d.ssa Simonetta Pedron sul tema “Intercultura e Danza” che verterà sui temi del dialogo culturale tra i popoli (…perché l’altro non è più altrove, ma in mezzo a noi…).
Si svolgerà Domenica 13/9/2009 presso il sagrato dell’Abbazia S.Stefano (Comune di Due Carrare) il 1’ Festival di danze popolari e folkloristiche “Suoni e danze sulla Terra dei Carraresi” Dalle ore 16 alle ore 23 non-stop di spettacoli ed Animazioni con gruppi del Triveneto, dell’Emilia Romagna e della Lombardia (musiche e danze Kletzmer, dell’area Balcanica, Medievali e Rinascimentali, Messicane, Albanesi, Gipsy, Francesi ed Italiane).
Dolcezza e oscurità: Tiziano Scarpa racconta Stabat Mater.
«Date al veneziano un po’ d’amore e vi aprirà un bel cielo azzurro»
« È preferibile fare il droghiere piuttosto che scrivere sugli altri » così diceva Cioran quando gli si chiedeva che cosa ne pensasse della critica. Per quanto mi riguarda sarebbe preferibile fare il falegname, ma il concetto è sempre lo stesso: non mi interessa scrivere di altri. Perché scrivere di un musicista, di un pittore, di uno scrittore? Perché piuttosto non andarselo a cercare quello scrittore, perché non parlarci con il pittore? «Sì…grazie tante » dici. «E se il pittore non vuol parlar con te?». E sia, non parlerò con quel pittore e magari farò dell’altro, ascolterò musica, leggerò un libro, mi lascerò andare di fronte a un suo quadro. Divagazioni sull’argomento, certo, e questo non voleva essere un articolo sulla critica, ma il racconto di una lettura pubblica ascoltata qualche sera fa, il 26 Agosto 2009 a Padova. E invece sembra essere proprio tutta un’altra cosa, dubbi e incertezze comprese. È questo che mi suscita quanto visto quella notte? Altrettanto bene sia, perchè vorrei scrivere di Tiziano Scarpa, della sua voce, delle emozioni provate ascoltando la lettura di alcuni testi estratti dal suo ultimo libro Stabat Mater, ma non riesco a farlo. Proprio non ci riesco. Sarebbe distruttivo, riduttivo, parlare a voi di quella sera, della magnifica cornice del Bastione Santa Croce tanto imponente da disturbare la lettura, la scena, il racconto?
Stabat Mater, preghiera latina, ripetuta nelle chiese, evoca oggi il tono dello scrittore quando le luci si spengono, sale sul podio e inizia a narrare appena illuminato da un piccolo faretto che muove a seconda dell’occasione. Sono seduto in quindicesima fila, vedo e non vedo, ma mi dico va bene, l’importante è la voce. Di pubblico ce n’è tanto (cento? forse centocinquanta?) i vestiti sono ancora quelli freschi dell’estate, non fa troppo caldo e una ragazza dietro di me prima dello spettacolo dice «è lo scirocco, lo sentite?». Alzo gli occhi al cielo e vedo nuvole rosse, inquietanti. E se piove? Non ho l’ombrello, ma la volta delle mura è talmente profonda che ci stiamo dentro tutti. Bene, tutto è pronto. Si inizia. Dal cielo i miei occhi tornano a guardare verso quel piccolo fascio di luce, li chiudo per un attimo per sentire l’effetto che fa. Ascolto il singolare tono che accompagna la lettura. Punte vocali varianti e flessuose sfumature sonore della voce attirano la mia attenzione. Ma cos’è quel che sento? Forse amore per un personaggio incontrato chissà dove? Si chiama Cecilia. Avverto la sua dolcezza, la tristezza scaturisce da atmosfere cupe quando scrive alla madre lettere angosciate. È l’angoscia che non la fa dormire. Nella piccola stanza dell’ospitale, quante figure oscure, quanta solitudine. Un personaggio generato dal tempo, formatosi in una sorgente musicale, da una materia informe, dall’acqua di Venezia, dalle torbide nebbie mattutine. Non l’ha scritto lui questo libro, mi dico. Senti, non può averlo fatto. Lo ha scritto qualcun altro e non ci ha detto niente, oppure lo ha trovato da qualche parte, dentro un baule, in una soffitta, nelle segrete di un castello diroccato? Seguo Cecilia muoversi fra i locali dell’orfanotrofio. Sono assieme a lei quando nel registro impolverato dentro un armadio segreto chiuso a chiave, incontra tracce della madre. Una madre che è passato e presente, una mater senza volto a cui chiedere dove sei? Perché non vieni a prendermi? Salvami! Cecilia dolce fanciulla, sei fulmine e tempesta quando suoni il violino, quando tagli con coltello affilato il collo dell’agnello. Ora le tue corde hanno il sapore del sangue caldo al macello mentre scorre a fiumi nelle acque della laguna. Scarpa è sempre sulla graticola. Me lo ricorda la scena in cui Cecilia vede un parto nella latrina e drammaticamente penso: non ha resistito a raccontarla, torna dalla sua anima questo qualcosa che lo caratterizza, come negli anni novanta quando esordì. Può chiamarsi Carolina oppure Cecilia, ma che differenza c’è? Quel piacere per il melmoso, per lo spiaccicato, quella vena disgustosa. Concediamogliela è la cifra dello stile, un vezzo forse, un capriccio? La lettura prosegue, il ritmo cambia. Avverto una maggiore libertà nella seconda parte, come se l’autore abbandonata l’idea di dover scrivere quella storia, in quel modo là, lasciasse ai personaggi la pagina come a dir loro ‘andate, il racconto siete voi’. Percepisco una morbidezza nella lettura come nel testo: la leggerezza della musica, i contorni dei corpi, dei luoghi, i cambiamenti di luce, i chiari-scuri. Sento un fermento, un movimento. Lo scrittore esce con forza e il narratore stringe la presa, non c’è costruzione, c’è immediatezza, scrittura. Avevo ancora gli occhi chiusi. Sbadiglio perché è tardi e ho lavorato tutto il giorno, guardo di là, da dove viene la luce e mi par di vedere un diavolo. Un diavolone dalla testa rasata che legge e recita muovendosi su un trespolo con voce fatata, questa sera mi racconta di un angelo immacolato. Ma come è possibile? Ecco cosa vi dico: date al veneziano un po’ d’amore e vi aprirà un bel cielo azzurro. Vi divertirà, come quando imita le ragazze annoiate mentre suonano alla celebrazione, vi stancherà quando la cadenza dell’accento nella chiusura di frase come una scure si abbatterà su di voi. Fascinazione o tormento: è un gran bel tipo. Lo è e ti chiedi cos’è quell’umanità che traspira, quel corpo. Corpo umano di uomo che osa, lassù ci è salito, senza maschera, indifeso e audace, non si risparmia, incontra in ogni momento.
Franz.
A Padova la Biblioteca dello Sport.
Nata nel 2000 dal lavoro congiunto fra il Settore Servizi Sportivi del Comune di Padova e l’Associazione Patavina Cultura e Sport, la Biblioteca dello sport di Padova è oggi una realtà culturale consolidata in città e in tutta la provincia. Nella sede in via Garibaldi 41 all’interno del Palazzo delle Bariere difronte all’ingresso dei giardini dell’Arena, lo sport di carta, quello scritto e raccontato nei libri, ha trovato un luogo dove raccogliersi per incontrare appassionati lettori, curiosi e studiosi. Il tema uno, sì, lo sport, le sfumature tante, divertenti e scientifiche, romanzate e multimediali. Oggi dopo alcuni anni di attività, la biblioteca conta più di 3000 unità. È possibile effettuare la consultazione e il prestito interno o interbibliotecario, attraverso la rete delle biblioteche comunali. La biblioteca essendo pubblica, è aperta a tutti senza alcun vincolo. È specializzata nello sport a 360 gradi, visto da ogni prospettiva, quindi non solo discipline sportive, ma attività motoria, psicomotricità, benessere fisico, medicina, handicap e architettura, ingegneria, diritto fino alla narrativa. Sono consultabili 58 testate tra abbonamenti correnti e spenti delle maggiori riviste sportive nazionali e internazionali.
La biblioteca è aperta tutte le mattine dal lunedì al venerdì dalle 9.30. www.bibliotecadellosport.it .
A Due Carrare la sesta edizione di “Lo sport è per tutti”
L’evento organizzato dalla Pgs Carrarese ha avuto per tema: “motivare i giovani allo sport”.
“Nello sport giovanile, il tema della motivazione assume una forte rilevanza poiché è nel
periodo evolutivo che si gettano basi importanti, anche dal punto di vista motorio ed in particolare coordinativo, per un’eventuale carriera agonistica. Inoltre l’esperienza sportiva, quando gestita in modo educativo ed adeguato all’età può aiutare i ragazzi a sviluppare caratteristiche positive di personalità come la capacità di superare difficoltà, la consapevolezza di possibilità e limiti personali.” Sono queste le parole che rappresentano al meglio lo spirito degli organizzatori della sesta edizione della manifestazione “Lo sport è per tutti” realizzata anche quest’anno a Due Carrare grazie all’intesa fra la società sportiva Pgs Carrarese (impegnata nel volley giovanile e nella ginnastica ritmica), l’Istituto Comprensivo di Due Carrare e la collaborazione dell’Assessorato allo sport del Comune. Un’occasione d’incontro fra i ragazzi delle scuole medie e il mondo dello sport, reso possibile grazie al coinvolgimento di due noti atleti come Francesca Bortolozzi, campionessa olimpica e mondiale nel fioretto e Luca Brancaleon, atleta della Nazionale Italiana di Karate fiylkam che durante l’incontro nella palestra della scuola Aldo Moro, hanno dato testimonianza della loro esperienza agonistica. L’attenzione si è concentrata sul tema della motivazione a praticare uno sport e su alcuni valori fondamentali quali l’amicizia e il rispetto delle regole come cardine di una buona condotta sportiva e di vita. La manifestazione, suddivisa in due parti, proseguirà e si concluderà sabato 28 marzo, quando a partire dalle 8.30 presso la palestra delle scuole medie, verrà dato il via ai giochi d’istituto e si disputerà un torneo di pallavolo. Nel corso della mattinata, verrà accesa la fiaccola Olimpica che unirà tutti gli sportivi sotto i valori di pace, fratellanza e sport sano.
Questo particolare momento, è inserito all’interno del programma “Una fiaccola per la vita” promosso dal CONI che assieme alla Fipav ha patrocinato a questa sesta edizione di “Lo sport è per tutti”. Saranno inoltre premiati i migliori lavori scritti dai ragazzi delle scuole sul tema della motivazione giovanile allo sport con una borsa di studio del valore di 50 Euro. In caso di pioggia, la festa sarà posticipata a sabato 4 Aprile.
Franz.
Festeggia quest’anno i suoi vent’anni il gruppo danze Antico Cerchio.
Folklore e balli popolari per un anno all’insegna della danza di tradizione.
Musiche e abiti tradizionali, movimenti antichi che si intrecciano con la cultura del presente. La danza come movimento del corpo, un modo di vivere le emozioni, di entrare in contatto con altre culture, di sviluppare relazioni sociali. Seguendo strade culturali diverse, accomunate dalla passione per la danza di tradizione, a Sarmeola, nel 1989, si formò il gruppo danze Antico Cerchio, oggi Associazione culturale. Il duplice aspetto, artistico e spirituale venne a fondersi in un unico progetto, che da allora procede nel suo evolversi fino ad oggi. L’attività dell’associazione comprende sia la ricerca etnica e coreutica, proponendo stage e corsi di formazione a vari livelli, che la presentazione ogni anno di un repertorio ampliato e presentato al pubblico attraverso spettacoli ed esibizioni nei teatri e nelle piazze, spesso coinvolgendo i presenti in semplici danze di animazione.
Un compleanno, questo, che l’Antico Cerchio festeggerà proponendo un programma nel corso dell’anno davvero ricco di appuntamenti. Si inizia il 5 marzo, con la prima data di una serie di incontri all’interno della rassegna cinematografica “Giovediamoci” del cinema Rex a Padova, nella quale la danza sarà affiancata alla proiezione di film che raccontano il ballo tradizionale e folkloristico. Prima della proiezione del film Cous-Cous di Abdel Bechiche, il gruppo presenterà il programma dei festeggiamenti e proporrà un breve spettacolo. Si proseguirà il 23 aprile sempre alle ore 21 con la proiezione di un film “a sorpresa”, e si concluderà il ciclo di incontri il 30 aprile con la proiezione di 10 cortometraggi d’autore dai 5 continenti sul tema degli artisti di strada.
Al Teatro Don Bosco in via S.Camillo, sempre a Padova, il 16 maggio, ci sarà la prima dello spettacolo “I Monti del cielo” ideato e coreografato in occasione del ventennale. Seguiranno varie repliche in altri contesti in date ancora da definire. Si arriva a settembre quando, a Due Carrare, presso la bellissima cornice dell’Abbazia di Santo Stefano, in collaborazione con l’assessorato alla Cultura e Istruzione del Comune, si terrà il 1° Festival Danze Folkloristiche con l’arrivo a Due Carrare dei gruppi folkloristici di maggior rilievo del Triveneto , Lombardia e Emilia Romagna.
” Abbiamo iniziato per gioco, c’era un’amica che arrivava da un’esperienza di teatro e ci coinvolse. Di quel gruppo, poi sciolto in poco più di un anno restammo in poche e conoscemmo altri componenti della formazione attuale che invece arrivavano dalla danza come forma di preghiera. Iniziammo così a far crescere il repertorio, – ci racconta Emanuale Moretti, presidente dell’associazione e coreografa del gruppo – andando sia in Italia che in Francia e recentemente anche in Bulgaria per imparare nuove danze incuriositi e appassionati sempre più dalla danza tradizionale e popolare. Ora siamo 12 ballerini e 25 soci e il nostro repertorio, comprende danze da tutto il mondo: dall’Italia, naturalmente, e da tutto il bacino del Mediterraneo, oltre che dai Balcani, dall’Armenia al Medio Oriente, all’Asia centrale. In passato, inoltre, nel repertorio abbiamo inserito anche danze dalle Americhe. Siamo davvero contenti di essere qui oggi a presentare il programma per i festeggiamenti dei vent’anni del gruppo.”
Gli appuntamenti per gli appassionati della danza popolare a Padova quest’anno non mancano, l’invito è quello dell’Antico Cerchio e di tutte le danzatrici e i danzatori.
In anteprima per FranzNews ecco il video dell’Antico Cerchio assiema ai Barbapedana al “Festival du desert” tenutosi a Douz in Tunisia a dicembre.
Franz.
Cibo, il grande spreco. Finiscono tra i rifiuti il 15% del pane e della pasta che vengono acquistati in Italia, il 18% della carne e il 12% della verdura e della frutta.Il Banco alimentare nel 2007 ha raccolto e redistribuito alimenti per 165 milioni di euro.E ora recupera anche i pasti da mense e ristoranti.Buttate 4 mila tonnellate al giorno Nella pattumiera 584 euro a testa

Tavola imbandita. George Flegel
In occasione di queste giornate di festa e abbuffate, posto questo articolo di Gaia Piccardi tratto dal Corriere della Sera del 17 febbraio del 2008. Ciò che racconta è interessante e fa pensare…
I Grandi Spreconi, i supermercati, in media gettano via 170 tonnellate all’ anno di cibo perfettamente consumabile, pari a sette tir pieni. I Piccoli Spreconi, noi, da qui alla fine del 2008 avranno buttato in pattumiera 27 kg di cibo commestibile, per uno scialo annuale di circa 584 euro. Ogni giorno finiscono in discarica 4 mila tonnellate di alimenti: il 15% del pane e della pasta che gli italiani acquistano quotidianamente, il 18% della carne e il 12% della verdura e della frutta. Eppure, con un po’ più di coscienza etica, basterebbe un semplice passaggio tra stomaci per trasformare l’ avanzo in risorsa e lo spreco in sviluppo sostenibile. E, magari, evitare realtà come quella di Napoli, sommersa dai suoi stessi scarti e da un cortocircuito nella connessione tra rifiuti e smaltimento. Dal bancale al cornetto alla crema Che fine fanno, all’ orario di chiusura, i bignè invenduti della pasticceria all’ angolo? E le casse di frutta appena ammaccata dell’ Ortomercato? E, in crescendo, tutte le eccedenze alimentari della catena della grande distribuzione? Quei prodotti, cioè, che pur integri e commestibili vengono tolti dal commercio per le ragioni più varie: errori sulle etichette, rinnovamento del packaging, stagionalità (le enormi eccedenze di panettoni dal 26 dicembre o di uova di cioccolato da Pasquetta, per esempio), prossimità alla data di scadenza consigliata, eventi meteo imprevisti (in un’ estate dal clima insolitamente mite scendono a picco i consumi di cibi freschi), cessazioni di attività. In totale, sono 6 milioni le tonnellate di alimenti di varia provenienza scartate ogni anno in Italia. Con esse si potrebbero sfamare 3 milioni di persone. Molto già si fa, moltissimo potrebbe essere fatto. Il Banco del (mutuo) soccorso Creato nell’ 89 su iniziativa di don Giussani e Danilo Fossati, presidente della Star, la fondazione Banco Alimentare Onlus raccoglie e ridistribuisce tra gli enti e le associazioni convenzionate le eccedenze alimentari a livello nazionale. «La richiesta di cibo è potenzialmente infinita – spiega Marco Lucchini, direttore della fondazione BA -. Solo nel 2007 abbiamo recuperato 59 mila tonnellate di alimenti provenienti dall’ Agea, l’ agenzia per le erogazioni in agricoltura che distribuisce le eccedenze di produzione agricola e industriale, dal settore ortofrutta, dalla grande distribuzione, dalle collette e dalla ristorazione». I supermercati (quasi tutti) e le piccole e grandi aziende affiliate al BA, che ha sedi in tutta Italia e fa parte di una Federazione europea che raccoglie 174 banchi in 12 Paesi, permettono di assistere oltre 8 mila strutture e quasi un milione e mezzo di indigenti. (continua…)
“Incontri con il reale”: il dibattito è aperto. Quando Parola incontra Sguardo emozionando Amore appare.
Trovare occasioni di parola, sembra essere oggi sempre più difficile. Spazi liberi, dove la voce possa esprimersi, dove ognuno, incontrando altro, abbia la possibilità di lasciarsi andare a un pensiero, a un’emozione, sono diventati rari, quasi inesistenti. Capita di trovarne, a volte e in quei luoghi, dove la parola diventa strumento di formazione e ricerca, ecco che il reale appare in modo differente, nuovo, vivo. Si inizia ad ascoltare e ad ascoltarsi, ci si interroga e si cerca senza sapere ciò che si troverà, abbandonandosi alla consapevolezza che esiste qualcosa che è altro, inconscio. A Padova, quindici anni fa, un gruppo di persone di differente formazione intellettuale e culturale, diede vita a un laboratorio di psicanalisi e scrittura che si proponeva di creare uno spazio dove ciò si potesse realizzare. Nel corso degli anni, il lavoro di ricerca prese sempre più forma nelle equipe psicanalitiche e negli incontri di lettura, fino alla nascita dell’Associazione Psicanalitica di Padova. Nello svolgersi del suo percorso, diventò nel 2001 Il notes magico associazione di psicanalisi, arte e scrittura, iniziando in quell’anno l’attività dell’omonima casa editrice. L’associazione, si occupa di promuovere una formazione psicanalitica e intellettuale, attraverso l’analisi personale, didattica e di supervisione, organizzando seminari, conferenze e convegni, oltre a equipe di formazione e scrittura. Nome particolare quello scelto dai soci fondatori che trae ispirazione dal titolo di un breve scritto di Freud. Quale metafora dell’inconscio, lo psicanalista austriaco descrive il ‘Wunderblock’, un particolare taccuino inventato in quegli anni, su cui era possibile scrivere, cancellare, riscrivere sulla stessa pagina conservando i segni di quel che si andava annotando: «la traccia, invisibile, nel notes magico resta.» Immagine suggestiva questa, che sembra portare a interrogarsi su quelli che saranno gli argomenti che verranno dibattuti all’interno dei tre incontri in programma a partire da mercoledì 8 ottobre (ore 21), quando, Il notes magico, con il contributo del Consiglio di Quartiere 5 Sud-Ovest, presenterà: “Incontri con il reale”, una serie di appuntamenti, condotti da psicanalisti dell’associazione, che si alterneranno ogni due settimane alla Sala ex Dazio – Barriera Saracinesca, in Riviera Paleocapa 98 a Padova. Introdurrà il primo appuntamento dal titolo “Ho paura di te” la Dott.ssa Francesca Manfredi affrontando il tema delle emozioni: «come rimedio al reale – ci dice – ogni giorno, si tenta di gestire l’emozione, si cerca di soffocarla. Inizierò da questa considerazione per poi ascoltare la voce del pubblico.» E sarà proprio il dibattito che negli incontri degli anni precedenti ha portato alla luce, attraverso la parola, domande, riflessioni e pensieri, il momento più emozionante. « Amami. – continua il Dott. Alessandro Strada che interverrà nel secondo appuntamento di mercoledì 22 ottobre – Inizierò da questo enunciato, da questa richiesta d’amore e da come essa divenga domanda di riconoscimento. Amami, invece di Io amo. Quanto è difficile dire: Io amo?» Nel continuo susseguirsi di sguardi e cambiamenti di prospettive che i significanti di questi enunciati svelano, con “Parlami di me” il 5 novembre, proseguirà gli “Incontri con il reale” la Dott.ssa Federica Marabini che dal tema dello sguardo, di come esso si forma e di come in esso ci si accorga di esistere, continuerà il percorso intrapreso nelle serate precedenti. Un’occasione, quella suggerita dal notes magico da non farsi sfuggire. A noi, la parola.
Franz



