Intervista ad Andrea Facchin bronzo olimpico a Pechino nella specialità della canoa K2 1000 m.
Andrea Facchin. Nato a Padova il 20 settembre 1978, nel quartiere Armistizio alla Mandria. Cresce sportivamente alla Canottieri dove inizia dal 1992 a praticare la canoa allenato da Renzo Rampaolo e Fulvio Malusà. Con la società padovana arriva passando per tutte le categorie giovanili al primo anno Senior. In questo periodo vince vari campionati nazionali nella categoria Ragazzi e Junior, oltre a partecipare agli Europei Junior. Diplomato all’Istituto d’Arte Selvatico di Padova, a diciannove anni entra nelle Fiamme Gialle dove inizia la carriera da professionista. Moltissimi i titoli nazionali vinti in carriera nelle varie specialità della canoa. A livello internazionale con la maglia Azzurra è bronzo nel 2002 agli Europei di Szeged nel K4 500 m, bronzo nel K1 1000 m e nel K1 500 m ai giochi del Mediterraneo di Almeira. In coppia con Antonio Scaduto, vince nel 2008 la medaglia di bronzo nel K2 1000 m all’ Olimpiade di Pechino.
Andrea, a otto mesi dalla conquista del bronzo di Pechino, qual è il ricordo di quella giornata memorabile?
Il ricordo è bellissimo. Faticavo a crederci e mi ci è voluto del tempo per capire cosa avevamo fatto assieme ad Antonio. È un sogno che si realizza e abbiamo lavorato tanto per ottenerlo. Dopo la bella esperienza della mia prima Olimpiade ad Atene dove sono arrivato nono nel K1 c’è stato Pechino, la definirei l’olimpiade perfetta, l’ho vissuta a pieno, dalla cerimonia di apertura davvero emozionante alle gare, al podio. È difficile descrivere ciò che si prova in quei momenti.
Come nasce la coppia Facchin-Scaduto?
Già ad Atene ci siamo messi insieme nel K2, ma è stato dall’anno dopo che abbiamo fatto questa scelta di gareggiare nel K2. Lui è un anno più vecchio di me e ci capitava spesso di scontrarci nel K1 uno contro l’altro e magari a volte uno vinceva e l’altro perdeva e allora abbiamo detto quasi quasi andiamo in barca assieme e così è andata e abbiamo fatto una barca davvero forte. Si è lavorato per quattro anni assieme. Anche lui fa parte delle Fiamme Gialle e questo ha reso tutto più facile. Ci si trova ai raduni sia a Sabaudia che con la Nazionale e così il lavoro riesce in modo migliore.
Merito a Oreste Perri, alla sua lungimiranza e competenza tecnica oltre che alla fiducia datavi in un anno come il 2008 per voi non facile.
Oreste ci ha sempre seguiti come allenatore e sostenuti, ma abbiamo collaborato anche con l’allenatore della finanza Massimo Mesiano che fa parte dello staff della Nazionale. Il 2008 in effetti è stato un anno difficile, perché fino all’ultimo non sapevamo se andavamo a Pechino oppure no, arrivavamo da una mancata qualificazione ai mondiali, ma poi ci siamo qualificati in extremis a maggio. A Pechino sapevamo di essere forti perché in Coppa del Mondo eravamo arrivati sempre a medaglia nel K2 500.
Una gran festa a Padova al tuo ritorno, cos’hai provato in quei momenti?
Hanno organizzato una festa qui alla Mandria bellissima, c’era praticamente tutto il paese, tutti gli amici della Canottieri e quelli che mi conoscevano. Stupendo!
Come sta andando la stagione e quali saranno gli appuntamenti dei prossimi mesi?
Sono partito un po’ in ritardo per alcuni impegni avuti, e inoltre ho preferito iniziare un po’ più tardi degli anni scorsi per prendermi un periodo di riposo. A febbraio sono stato due mesi in America, in Florida, per allenarmi e recuperare più velocemente, proprio per il fatto di essere stato fermo. C’è stata una prima gara a Sabaudia nel K4 1000 e proprio in questi giorni riprenderò gli allenamenti con Antonio in previsione dei Giochi del Mediterraneo che si terranno i primi di luglio a Pescara.
C’è da onorare una medaglia.
Eh sì.
E magari provare a battere spagnoli e francesi.
I rivali sono loro e come sempre ci proveremo.
Franz.
Intervista a Rossano Galtarossa.
Attraverso le cinque olimpiadi a cui ha partecipato, ci racconta con lo sguardo del campione, la sua storia sportiva unica e avvincente.
Da diciotto anni veste la maglia azzurra, con cui ha vinto 4 medaglie olimpiche e 10 campionati del mondo. È l’unico atleta italiano ad aver vinto 5 campionati italiani consecutivi nella specialità del singolo senior. È il canottiere azzurro con il maggiore numero di medaglie olimpiche, oltre ad essere l’unico padovano ad aver partecipato a cinque olimpiadi. Ripercorriamo assieme a Rossano Galtarossa, le tappe che dalla Spagna nel ‘92 a Pechino 2008 hanno tracciato la sua carriera.
Quali sono i ricordi di quella prima Olimpiade a Barcellona?
L’esperienza olimpica inizia nel ‘92. Per me era il quarto anno con la maglia azzurra, ma era il secondo anno che entravo nella nazionale maggiore. Ero una promessa che doveva ancora sbocciare. Fu un sogno che si realizzava la possibilità di partecipare all’Olimpiade. Quell’anno mi sono diplomato, ho salutato la commissione e sono andato al raduno e poi in Spagna dove abbiamo vinto il bronzo. Al ritorno mi sono accorto di cosa avevamo fatto, la medaglia olimpica è vista in maniera differente dalla gente, ho capito quanto grandioso fosse far parte di quell’evento a cinque cerchi.
Poi Atlanta e il quarto posto. Cosa accade in quell’occasione?
La medaglia di legno che mi hanno regalato gli amici! Scherzi a parte, quello fu un momento che tutti gli atleti che gareggiano ad alto livello vorrebbero evitare. Se poi arrivi a farlo, come eravamo arrivati noi con il bronzo al collo, due vittorie ai campionati del mondo nel ’94 e nel ’95, con il record del mondo che sarebbe durato undici anni, da favoriti, ecco che assume un altro significato.
La tensione vi giocò un brutto scherzo?
Le cose non sono andate perfettamente all’interno della squadra, parlo di tutto il team e la tensione ha fatto il resto. È stata una prova bella tosta.
Il riscatto a Sidney doveva arrivare ed è arrivato. Cos’ ha fatto al differenza?
L’oro olimpico era il sogno nel cassetto. Ce ne abbiamo messo di tempo, ma alla fine siamo riusciti ad arrivare a far questo con un quartetto molto affiato per quanto riguardava l’obiettivo gara.
Ricordiamoli, con te in barca c’erano Sartori, Raineri e Abbagnale.
Dovevamo gareggiare nel doppio io e Alessio Sartori. Il quattro di coppia, non andava molto bene e il commissario tecnico ci chiese di provare ad entrare in barca con Raineri e Abbagnale. Andammo subito forte tanto da vincere il mondiale stracciando gli avversari. Un’esperienza fantastica a Sidney, sentivo che c’era qualcosa di particolare. Ci sono delle sensazioni che un atleta ha che sono difficili da descrivere è stata una cosa grandiosa. In quel momento mi sono sentito completo, perché ho detto, caspita, ho 28 anni, cinque medaglie d’oro ai mondiali, un bronzo e un oro alle olimpiadi, adesso posso tirare i remi in barca e cercare qualche altra soluzione, un altro impegno.
E invece i remi hai continuato a tenerli in acqua, quella doveva essere l’ultima Olimpiade, ma poi c’è stata Atene e quest’anno Pechino.
Dopo Sidney sono restato fermo per un periodo, poi il commissario tecnico mi chiamò per il raduno e da lì sono ripartito con il mondiale in cui prendo la medaglia. Ad Atene, arrivavamo da un pre-olimpiade assieme ad Alessio di gran valore. Ricordo gli ultimi cinquecento metri quando le due imbarcazioni al nostro fianco ci superarono e in quel momento pensai ad Atlanta e mi dissi, mai più quarto, gli ultimi cento metri mi sono costati trent’anni di vita, però siamo arrivati a salire sul podio in una specialità un po’ più complicata. A Pechino sono arrivato con una grossa carica dentro, dopo essere stato fermo per due anni. È arrivato questo argento che mi ha dato una gioia pari all’oro di Sidney, perché conquistato a trentasei anni, perché conquistato dopo due anni di distacco, perché conquistato con un equipaggio molto giovane.
Hai dovuto fare molta più fatica mi sembra di capire.
È sì, ho dovuto stringere i denti molto di più, ma mi piace, perché quando riesco a stare davanti, a fianco degli altri mi carica, ma alla sera il giorno dopo gli altri sono freschi e tu a iniziare da capo.
Sembra che la motivazione per te sia nel sogno e in come esso si realizza. Oggi qual’ è il tuo sogno?
È difficile dirlo dopo aver ottenuto risultati di questo tipo, però il fatto di non sapere cosa farò da grande è una nuova sfida.
Franz



