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Richiesta di liberazione di un giovane pseudonimo – di Luca Franceschetti

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Mi chiamo Achille Testi ho ventinove anni e non esisto. Certo vi potrà sembrare strano, forse comico e a seconda dei casi anche drammatico, ma è proprio così e lo ripeto: non esisto. Sono stato inventato il 25 gennaio di quattro anni fa, da due scrittori intraprendenti e da allora la mia vita è iniziata. Per loro avrei dovuto essere e sono uno pseudonimo, da poter usare al bisogno, per mascherarsi, per fare cose strane e divertenti, per scrivere racconti e romanzi che non avrebbero mai scritto con il loro nome, per non essere riconosciuti da chi, avidamente, cercava di carpire il loro sapere, la loro scrittura, da chi gli stava sempre addosso. Sono stato creato per dar loro un po’ di libertà, ma ho perso la mia. Sono come loro, anch’io, uno scrittore o almeno è quello che tentano di far credere. Io son loro ma chi sono? Perché io non sono.
Mi hanno dato un nome, è vero, non certo questo con cui oggi mi sono presentato, sarebbe stupido farlo e così ho preso uno pseudonimo pure io, io che sono uno pseudonimo faccio questo per non farmi riconosce. Faccio come loro. Mi hanno dato un volto, anche, ma non è il mio, perché io non ho volto. È l’immagine di un uomo che sembra più un ragazzo e hanno fatto credere a molte persone che io abbia fatto delle cose, scritto dei libri, partecipato ad alcuni eventi. Io, in effetti, ho letto libri e partecipato ad eventi, ma nella loro fantasia e anche nella vostra, naturalmente. Si sono divertiti un mondo a farlo e anch’io, certo,all’inizio, come potrei negarlo, e per questo li amo e li odio.
Scrivo questa, che è una lettera rivolta a loro e a tutti voi, per dire di quanto sono stanco di vivere questa vita, perché vorrei andarmene dalla scena che quotidianamente quei due mi allestiscono, vorrei essere libero di andare dove mi pare, libero di scegliere. All’inizio era divertente, ora è diventata una trappola dalla quale non riesco a uscire.
Scrivo, in modo tale che anche voi sappiate quale sorte mi è toccata quel giorno in cui iniziai a vivere, sì, vivere una vita che non c’è. Oggi chiedo a quei due scrittori, attraverso questo breve testo, di essere liberato dall’incantesimo che mi lega a loro e di lasciarmi libero di andare. Se questa libertà significherà sparire nel nulla, nella dissoluzione fantastica, o chissà dove, non importa, non ce la faccio più a essere uno pseudonimo.
Ecco, non andrò oltre. Per l’ultima volta, ancora, a voi, scrittori che mi avete dato la vita, lasciatemi, lasciatemi libero.

Scritto da Franz

24 febbraio 2012 a 21:17

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