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Mister X all’attacco – di Valentina Alfa

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Eppure puntualmente ogni due- tre mesi lo rivedo. D’altronde abitiamo nella stessa città! Pur non frequentando gli stessi ambienti, qualcosa, nonostante la distanza di interessi tra noi, qualcosa fa si che ci incontriamo. La scena è sempre la stessa: io corro sfrecciando in bici, lui chiacchiera pavoneggiandosi con qualche donzella. Così mi si mostra, mentre spiega le piume e inizia la danza del corteggiamento, talvolta non si accorge di me, più spesso mi vede e mi include nel triangolo che mette in scena. Ed io allora pedalo più forte, guardo davanti senza dar segno di cedimento, mentre in cuor mio lo sento e altrettanto lo nego, che ancora una volta Mister X ha colpito.
Vittima di tali circostanze mi ci vogliono almeno due giorni per riemergere dalla nostalgia dei suoi baci e delle sue mani, per non cedere alla tentazione di illudermi che in fondo potrebbe anche esserci un seguito…Poi rientro in me, rievoco le sue ultime parole, ritorna forte e chiaro il suo dire: “ Tra noi c’è stata solo una cosetta, chiamala come vuoi ma per me il discorso è chiuso, non ho più niente da dirti! ” Ecco che solo allora ripropongo la lista degli innumerevoli motivi per i quali con lui non sarebbe potuta andare. Motivi che certamente con la ragione conosco e controllo a puntino, che pure svaniscono dinnanzi al suo sguardo. Mi chiedo come sia stato possibile cadere nella sua rete, io che so bene quale tipo di uomo non dovrei avere accanto, non trovo spiegazione al mio atteggiamento. La cosa più buffa in tutto ciò è che se fosse stato per me, consapevole del suo fare, non lo avrei mai cercato. Quante volte ho maledetto le sue parole lusinghiere e quante ancor più le ho rivisitate in ricordo, parole mi chiedo: di un facile dire? Terribile scoprire che no, non è poi così stupido come vorrei che fosse…brutale scoprire che quelle gentili parole erano il frutto di un animo sincero, per breve ma comunque sincero. Mi accorgo di quanto mi costa notare l’ambivalenza della sua persona, mi piacerebbe fosse soltanto in un modo: lo scemo del villaggio da odiare o l’uomo ideale da amare, ma Mister X sfugge a questa scissione.
Mister X, mi chiedo se mai potrò dire il suo nome, senza il timore che lui scappi al solo udirlo… E invece sono seduta nel mio letto, con una certa vena anni ’70, ad ascoltare “Bello e Impossibile”, ma impossibile solo ad immaginarmi, una donna su una crisi di nervi, in tutto questo deve pur esserci un motivo…perché solo lui non è più tornato sui suoi passi? Così nei momenti nostalgici del mio essere mi torna in mente, il mio Artur Fonzarelli, l’unico uomo che mi ha lasciato a bocca asciutta per mia volontà! Mai credere a una donna! Quello non era  che l’inizio, la prima bugia: “Sai Mister X non mela sento, temo di potermi innamorare di te…” Ma quale non mela sento, altro che se lo sentivo, è che insomma, dicono che le donne che sanno farsi attendere si guadagnano la sicurezza. Beh allora io sono l’eccezione alla regola, per una volta che mi son fatta aspettare eccolo che va via…per non tornare…più…Eppure quando sull’uscio della porta, mentre chiudevo senza guardarlo in faccia (lì si che ero forte), all’ultimo l’ho richiamato:
“Resta, si resta”
“Non oggi…”
Non oggi, ok sarà domani, no, allora dopodomani, neppure, Mister X : scomparso, e mentre in me stava iniziando la “ricerca di Babbo Natale”, lui intanto si smaterializzava, per poi ricomparire così, nelle sue scenette in piazza, sua dimora fissa.
La prima volta che lo vidi ero in preda all’ansia di tesi. Non avevo un granchè voglia di stare in compagnia, poi mi dissi: “Ma si, sei insoddisfatta del tuo rapporto con Y? D’altronde un ragazzo che ti vuole nonostante le tue crisi, che sopporta ogni singolo capriccio, che puoi assillare quanto ti pare e piace, insomma un ragazzo che sta per esplodere se non la smetti, ma si, uno così meglio lasciarlo andare…E allora? Conosci un po’ di gente”. La mia supercoinquilina aveva organizzato una cena nel terrazzo disastrato di quell’appartamento dalle mille e viepiù sporche stanze. In quei giorni il pianto mi era davvero facile, correggevo la tesi in tempi assai tardivi con un assistente che preso dalla sindrome da stress del perfettino voleva fare il tutto la notte, mentre in treno rientrava da chissà dove e tra la galleria e i commenti dei passeggeri mi suggeriva: “Vai alla quarta pagina, ventesima riga, dodicesima parola, ecco, cancella tutto fino alla pagina dieci”. Così il mio lavoro andava in frantumi di volta in volta, con l’ansia che da un momento all’altro cascasse la linea…Panico che mi aveva distrutto il viso ma che al contempo mi concedeva una siluette estiva come di una fanciulla cotta al punto giusto. Entrai in doccia mentre gli altri arrivavano, non ne conoscevo nessuno. Uscita dal bagno andai in terrazzo e presi posto in una sorta di cassa di birra, fino a quando lui entrò, occhiali da sole stile coatto romano, sigaretta in mano e passeggiata da cowboy, gestiva la situazione. I suoi seguaci, sue appendici, si esprimevano seguendo un codice verbale come di un gruppo circoscritto e privato, un club di ragazzi che si misurano il pisello. Potrebbe sembrare che lo disprezzi, ma non è così, oppure è proprio per quello che mi attira tanto, un altro pollo da cuocere allo spiedo. Quel giorno nel vederlo, subito mi accorsi: “un bullo fiero delle sue stesse vanterie, uno che sela suona e sela canta, si, un presuntuoso che avrà appresso decine di bimbette con gli occhi a cuoricino! Povere, non si accorgono di quanto a lui non gli frega di loro. Che poi se non sbaglio lui già ne aveva una fissa, nel vero senso della parola, immobile, una che lui teneva giusto per avere la base sicura dove poter tornare a piangere e a lenire le ferite delle altre. Non l’avevo mai vista ma già la immaginavo, tenendo dentro il rancore perché sa che lui non è quello giusto e però non riesce a staccarsene, beh Mister X le avrà pur fatto qualche promessa di matrimonio, certo non dichiarata, ma tra le righe, si, tra le righe si sarà mostrato come il migliore dei mariti e dei padri, per infondere in lei la paura che uno così chissà se lo ritrova…
Insomma quel giorno ricordo persino com’ero vestita, portavo una gonna estiva color verde oliva lunga fino al pavimento ed una maglia gialla stretta semitrasparente allacciata con un fiocco al collo, non avevo voglia di conciarmi e mi lasciai andare ad uno spirito zingaresco che quanto più brutta mi sentivo, tanto più venivo notata. Da lì il suo sguardo su me: “chi è quella?”chiese lui;
“Ma è la sorella di Z!”
“Cosa?Beh dai facciamogli uno scherzo, a Z, diciamogli che il giorno della laurea la sorella mi ha invitato”
Dov’era finito il suo animo da conquistatore? Perché non venire da me, diretto, a dirmi, ciao, io sono Mister X, non ci conosciamo ancora. E no, ovviamente doveva passare per gli amici, se no che ne sarebbe stato del suo pisello?
Va bene, accettiamo lo scherzo, io, e anche Z…

Scritto da Franz

15 febbraio 2012 a 21:17

Pubblicato in Racconti

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